Come dare feedback negativo ai collaboratori

feedback

Ti è capitato di dover dare un feedback negativo ad un tuo collega? O, come leader di un team, di dover muovere un appunto all’operato di un tuo collaboratore?
Immagino di sì perché confrontarsi con colleghi e collaboratori fa parte del lavoro di gruppo.
Quello che però è veramente importante è saper dare un feedback negativo trasformandolo, per chi lo riceve,  in una opportunità di miglioramento.
Per fare questo puoi utilizzare le tecniche del public speaking  perché aiutano a migliorare anche la comunicazione aziendale interna. Vediamo come e quando utilizzarle.

Come dare feedback negativo

Una tecnica che puoi utilizzare è quella detta del “sandwich”, del panino.
Il sandwich è fatto di 3 parti:

  • pane sopra
  • in mezzo la parte più sostanziosa
  • in chiusura ancora il pane

Con la stessa sequenza, devi dare anche un feedback:

  • prima una cosa positiva per chi lo riceve (è il pane).
  • poi dai il tuo parere sulla cosa importante, magari quella che suggerisci di correggere.
  • infine chiudi di nuovo con il “pane”, ossia con un aspetto positivo che valorizza chi ti parla.

 

Come si applica la tecnica del sandwich

La tecnica del sandwich ha in sé un ottimo principio: si deve alternare, da feedback di rinforzo, positivi, a feedback correttivi, negativi. Non necessariamente nella medesima occasione.
E questi momenti vanno preparati, con precisione: definire come, quando, dove dare il feedback.
Poi gestire la risposta che segue al feedback.

Dare il feedback

Dunque, ci sono:

  1. feedback di rinforzo (positivi);
  2. feedback correttivi, non chiamiamoli negativi.

1 –  Feedback di rinforzo

Per il feedback di rinforzo, il “pane” del sandwich, deve essere stabilita la giusta modalità per darlo.
Se qualcuno dei tuoi collaboratori si sente a disagio con una lode in pubblico, evita di dare il feedback in pubblico.
Mentre altri aspettano solo quello. Quindi adattalo in base alla persona che lo riceve.
Poi, premia sempre comportamenti specifici. Non essere generico.
Tieni presente anche che i collaboratori da remoto hanno maggior bisogno di feedback rispetto a chi lavora in ufficio.
Sono più “affamati” di feedback, quindi attivati per essere continuo.

2 – Feedback correttivo

Anche per il feedback correttivo, occorre tenere la stessa modalità del feedback di rinforzo.

Fai riferimento al comportamento specifico e al relativo impatto che hai notato.
Questo feedback riguarda il comportamento, non l’indole della persona.
Non dire quindi: “Nel meeting, tu sei troppo passivo”. É un feedback generico che parla della persona.

E’ meglio dire invece: “Ho notato che negli ultimi 2 meeting non hai detto niente. Ho paura di perdermi qualche opinione importante da parte tua e questo potrebbe causare dei ritardi nel lancio del prodotto.”.
Detto così, è un’altra cosa.

Gestire la risposta al feedback

E ora la seconda parte: la risposta di chi ti ascolta.
E la parte più importante del processo di feedback è la gestione dell’aspetto emotivo.
Ti anticipo le più comuni tipologie di reazioni che potrai avere.
Sono 6:

  • C’è chi fabbrica scuse. E in questo caso, devi riflettere sulla paura di ammettere che c’è un problema  o di cambiare atteggiamento.
  • Chi perde le staffe.
  • C’è chi si sente molto in colpa quando pensa di aver deluso il suo leader. Quindi meglio andarci più soft, con lui.
  • Chi ascolta, è d’accordo con te… ma poi, non modifica niente (l’ipocrita).
  • C’è chi è emotivo: con lui, meglio tenere a portata di mano dei fazzoletti.
  • Il dipendente maturo e disposto a migliorare: questo è il livello a cui devono puntare tutti gli altri.

Ovviamente la gestione dei feedback richiede tempo ed esercizio perché non è così facile come sembra. Ma una volta acquisito il metodo, i risultati non si faranno attendere.

 

Vuoi migliorare la gestione dei feedback?

Contattaci.






    I campi contrassegnati con * sono obbligatori.


    Autore dell'articolo