ascolto attivo

Perché l’ascolto attivo migliora la tua comunicazione

Saper ascoltare gli altri significa ricostruire il preciso significato che l’interlocutore sottintende con i suoi segnali comunicativi.

Questo processo è costantemente minacciato dal fenomeno dell’interpretazione che il nostro cervello compie durante la comunicazione. Un fenomeno che porta le persone ad ascoltare solo ciò che desiderano o fa loro più comodo.

L’ascolto filtrato dal processo dell’interpretazione porta pertanto a:

  • ricostruire significati personali, non coincidenti a quelli originali dell’interlocutore;
  • generare potenziali incomprensioni;
  • ridurre l’efficacia della comunicazione.

Per evitare che l’ascolto sia parziale e soggettivo e renda difficile la comunicazione, possiamo ricorrere ad alcune regole. Vediamo quali.

Indice degli argomenti

 

Ascolto attivo: prima di tutto la definizione


Si definisce ascolto attivo la modalità attraverso la quale si ‘costruisce’ la comprensione del punto di vista dell’interlocutore, senza farsi influenzare da opinioni personali e senza dare nulla per scontato.

La parola ‘attivo’ indica che l’ascolto è partecipativo e non silenzioso.

Stare in silenzio, infatti, equivale ad accettare passivamente tutto ciò che ascoltiamo. Ma soprattutto porta a interpretare le frasi sulla base di ciò che significano per noi e non su ciò che l’interlocutore intende.

 

Le tecniche di ascolto attivo efficace

 

Regola n. 1 – Interagire

Interagire significa ascoltare attraverso domande, richieste di spiegazione e richieste di chiarimento; ma anche invitare e incoraggiare l’altro a parlare e fare riepiloghi.
Fare domande aiuta a ottenere più informazioni utili alla comprensione dei significati altrui.

Gli inviti e gli incoraggiamenti, ad esempio con frasi quali “dimmi” o “spiegati meglio”, aiutano l’altro (soprattutto se timido o reticente) a esprimersi in relazione ai propri contenuti.
Riepilogare è utile per avere la certezza o meno della comprensione del punto di vista dell’altro.
Se il riepilogo è sbagliato, l’interlocutore potrà correggerci e quindi ridurre la possibilità di interpretare il messaggio in base al nostro punto di vista.

 

Regola n. 2 – Dare feedback

Dare feedback durante l’ascolto significa dare informazioni “di ritorno”, ossia segnali che comunicano all’interlocutore che siamo attenti, disponibili o interessati a ciò che dice.

Il feedback può essere:
a) verbale: attraverso domande di chiarimento, richieste di specificazioni, dubbi o commenti;
b) non verbale: ad esempio,  annuendo per comunicare che stiamo ascoltando, aggrottando le sopracciglia per esprimere dubbi.

Il feedback è utile a chi parla ma anche a chi ascolta.

Per chi sta parlando il feedback consente di comprendere se chi ascolta lo sta seguendo. Oltre a permettere di migliorare e approfondire la comunicazione.

Per chi ascolta, è invece utile perché permette di:

  • chiedere specificazioni;
  • esprimersi sui contenuti;
  • verificare se si è compreso quanto ascoltato.

Il Feedback ha anche un ulteriore “valore” perché è una una buona tecnica per far sentire l’altro ascoltato.

 

Regola n. 3 – Non solo ascoltare, ma anche vedere il punto di vista altrui

Ovvero non ascoltare solo le parole, ma vedere anche il punto di vista dell’altro.
In altri termini: dobbiamo decentrarci, ovvero metterci dal punto di vista dell’interlocutore per capire il suo modo di vedere e pensare.

Questo significa abbandonare i propri punti di vista e passare da un modo di pensare al verbo ‘essere’ a un modo di pensare al verbo ‘potere’: “per me le cose sono così, ma per il mio interlocutore potrebbero essere differenti”.

E’ importante non dare nulla per scontato e interpretare il messaggio nel suo contesto globale e, soprattutto, in relazione alle intenzioni dell’utente.

 

Regola n. 4 – Riformulare

La riformulazione si ha quando chi ascolta “riflette” il contenuto del messaggio, restituendolo all’altro con parole diverse.

Ciò permette non solo di verificare se il messaggio, compreso e riformulato,  è corretto ma anche di far sentire l’altro accolto e ascoltato.

La riformulazione è pertanto un’efficace tecnica di apertura della comunicazione.

 

I punti essenziali dell’ascolto attivo per una comunicazione efficace

Riassumendo, i punti essenziali per un ascolto attivo sono:

  • Rispettare i tempi dell’interlocutore. Un buon ascoltatore ha pazienza e rispetta i tempi dell’altro (soprattutto se prolungati).
  • Osservare il linguaggio non verbale. I gesti, la postura, gli atteggiamenti, le espressioni del volto aiutano a dare significato a ciò che l’altro vuol dire con le parole.
  • Evitare gli errori dell’ascolto. Non prestare attenzione, interrompere, giudicare, anticipare l’interlocutore o sostituirsi a lui.
  • Riformulare il messaggi.  Ossia dimostrare all’interlocutore di aver ascoltato e aver capito quello che ha detto.

 

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