Come ricucire i sogni professionali della Neet Generation

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Sono giovani, dai 16 ai 29 anni e sono definiti la generazione immobile.

Perché immobile? E’ una generazione di ragazzi e ragazze che non fa nulla ossia non lavora, né cerca lavoro, non fa formazione di alcun tipo o studia perché è ormai lontana dal sistema scolastico tradizionale oppure ha ormai collezionato titoli, Lauree e Master.

Non si tratta di una generazione nata oggi, in seguito all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo o negli anni più recenti, ma è un fenomeno che affonda le sue radici nei primi anni del 2000 e che si è cristallizzato in seguito alla crisi economica, fino ad acquisire oggi una sua precisa identità nel tessuto sociale ed economico.

I Neet “primeggiano” in Italia

Il fenomeno Neet è diffuso in tutta Europa ma secondo i dati Istat del 2018 l’Italia primeggia su tutti i Paesi Europei: oggi i Neet sono circa il 26% della popolazione italiana, altri studi parlano di un 32%.
Ma non è semplice definire una percentuale esatta per la difficoltà di distinguere tra chi apparentemente è nullafacente ( lavoro in nero o mancanza di dichiarazione allo Stato di altre attività) e di chi lo è realmente.

Nei primi anni di questo fenomeno i nostri giovani sono stati accusati di pigrizia, di voler restare in casa con i genitori, di non volersi assumere delle responsabilità, di essere pigri e viziati, ma i primi studi sociologici hanno evidenziato una realtà molto più cruda.  I Neet infatti sono giovani con speranze e sogni infranti, che oggi si lasciano galleggiare in un mare privo di opportunità in attesa che il tempo passi senza neanche la speranza che accada qualcosa.

Sono giovani nati in tempi in cui la crisi economica non si prospettava, hanno vissuto i loro primi anni in un benessere economico senza pensieri, tempi in cui il futuro era sereno e la domanda più frequente a loro rivolta era “che lavoro farai da grande?”; poi è arrivata la crisi economica e le prime incertezze presto si sono concretizzate in frustrazione. I sociologi usano molto questa parola per descrivere questa generazione, sono giovani frustrati e delusi, ognuno con una storia precisa ed unica alle spalle che li ha portati oggi alla condizione di Neet.

La reazione dei giovani

Ci sono giovani che, dopo gli studi, hanno provato a cercare lavoro, hanno insistito nella ricerca per più anni, ma i loro sforzi spesso sono stati vani,  magari sono riusciti a superare un colloquio per uno stage con rimborso, al quale a volte è seguito un nuovo stage, oppure ci sono giovani brillanti che hanno conseguito una laurea triennale, quindi si sono specializzati con una magistrale e dopo con un master e infine hanno dedicato alcuni anni alla ricerca; tutto questo, spesso, non per una reale necessità di specializzazione ma nell’ottica di rinviare la ricerca di un lavoro difficile da trovare. Tutte queste azioni li hanno portati, in fine, al raggiungimento di un’età oltre la quale le aziende non hanno più interesse ad assumere. I giovani più “forti” e “competitivi” o forse solo “meno sfortunati” sono riusciti a collocarsi, magari investendo da subito sulla formazione manageriale executive, altri sono emigrati andando a cercare realtà straniere più accoglienti e, magari inseguendo il sogno londinese, oggi fermato dalla Brexit, e australiano, spesso naufragato in una farm.

In questa situazione i giovani Neet arrivano a rinunciare a qualsiasi azione perché non hanno più speranze e fiducia nel futuro, in quanto, in fine, i loro bisogni primari trovano soddisfazione nella rete familiare, in un paradosso in cui la famiglia diventa una sorta di datore di lavoro che provvede a sostenerli economicamente. Quest’ultimo fenomeno ha portato così a genitori che oggi lavorano più di quanto sarebbe opportuno creando il fenomeno che i sociologi descrivono “overtime” lavorativo.

Le contromisure dell’Europa e dell’Italia

I paesi Europei e l’Italia in primis non sono stati ad osservare questo fenomeno socio economico,  ma hanno cercato, una volta acquisita la consapevolezza di questa problematica, di intervenire con azioni mirate, volte a dare una nuova possibilità ai giovani Neet, con l’obiettivo di toglierli da questa situazione di disagio e di esclusione sociale oltre che economica.

L’Obiettivo di molte azioni europee è stato quello di creare un filo diretto tra aziende e giovani, di dare a questi ultimi quelle competenze specifiche di cui le aziende hanno bisogno e che, paradossalmente, faticano a trovare per le loro attività produttive.

Volendo citare quanto detto da Mario Draghi al recente meeting di Agosto 2020 tenutosi a Rimini «I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri».

Le proposte della Regione Toscana

Le singole Regioni Italiane sono intervenute con progetti specifici in materia, la Regione Toscana si conferma all’avanguardia tra le Regioni Italiane e da un anno finanzia progetti legati alla cosiddetta scheda di misura 2A “Piano di attuazione della Garanzia per i giovani della Regione Toscana“, in cui si vogliono fornire conoscenze e competenze ai Neet, necessarie a facilitare l’inserimento lavorativo, sulla base dell’analisi degli obiettivi di crescita professionale e delle potenzialità del giovane. Questa azione della Regione Toscana propone dunque percorsi formativi professionalizzanti specialistici, anche di alta formazione, rispondenti all’effettivo fabbisogno del contesto produttivo locale.

I giovani per inserirsi concretamente in un settore lavorativo devono procurarsi le competenze chieste dalle aziende. E’ compito delle Aziende, delle Agenzie Formative e degli entri preposti al collocamento di  restituire una speranza alle nuove generazioni

Come la nostra agenzia formativa sta aiutando

Quec, Quality Evolution Consulting, ha abbracciato questo progetto proponendo degli interventi formativi su specifiche richieste delle Aziende e creando una concreta sinergia, tra Agenzie per il Lavoro, Centri per l’impiego, Cooperative di accoglienza e integrazione.
Nella pagina dedicata ai corsi professionali infatti è possibile trovare i corsi più sollecitati da questa sinergia.

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