Come superare le ansie del lavoro agile

lavoro agile e ansie

Nell’epoca del lavoro agile, tutti stiamo imparando modi nuovi di lavorare e incontriamo nuove difficoltà. Ne parliamo con il Dott. Stefano Innocenti, Psicologo del Lavoro e formatore.

Alcuni manager segnalano una nuova difficoltà nell’epoca dello smart working forzato, riassumibile con la domanda: “quanto la mia presenza è necessaria, e quando diventa eccessiva?”

Adesso che siamo in uno stato di nuova “normalità”, l’eccessiva presenza del manager potrebbe essere percepita dal collaboratore come scarsa fiducia nelle sue capacità, o addirittura come un elemento di controllo non proprio giustificato.

Da molti la maggiore presenza è stata attivata, a seguito dell’emergenza, come un preciso segnale di attenzione e disponibilità verso il team. Adesso però il rischio è quello di esagerare.
Perché potrebbe facilmente portare ad un contatto costante dannoso sia per lo svolgimento delle normali attività che per la gestione dei tempi di lavoro.
Per non parlare degli effetti sull’umore del collaboratore stesso.

Quali sono state le conseguenze del lavoro agile?

Perdere la compresenza in ufficio ha avuto come risultato il non poter più “vedere” quanto sia impegnato l’altro e non poter valutare se sia o meno il momento buono per parlargli di “quella” specifica situazione.

Il rischio è di essere sottoposti ad un bombardamento di richieste, che quando arrivano dall’alto non possono che essere classificate come urgenti.

Magari il capo, che sta a sua volta affrontando una buona dose di problemi, si sente in dovere di coinvolgere tutti in nuove idee pensate per prepararsi al futuro.

Con il  rischio di stroncare del tutto l’operatività quotidiana già piuttosto complessa.

Qualche spunto utile per superare queste difficoltà?

Premesso che nella situazione attuale qualche piccola problematica è perfettamente comprensibile, alcune soluzioni le possiamo sicuramente evidenziare.

1 – Comunicate.

Placate l’ansia del capo trasmettendo in maniera chiara che, anche senza la sua vigile sorveglianza, il lavoro procede bene ugualmente (forse meglio).
Per il capo: cercate di trasmettere al team le informazioni utili al lavoro, coinvolgendo nei progetti le persone che vi sono necessarie… ma senza esagerare.

2 – Proponete.

Non lasciate il vostro capo da solo, o rischierà di diventare una fucina di nuove attività dalla dubbia utilità che presto dovrete svolgere con urgenza. Fate a vostra volta proposte: non sempre verranno accolte, ma almeno si sentirà un po’ meno solo.
Per il capo: cercare soluzioni per i nuovi problemi è necessario. No, fare riunioni con un numero maggiore di partecipanti non è la risposta. Nel dubbio, affidatevi alle vostre persone: sarà anche un’ottima occasione per farle “crescere”.

3 – Condividete.

Non una copia del primo punto, ma forse un inciso del secondo. Potrebbe essere utile organizzare dei momenti di confronto non tematici: non delle call (per carità, quelle già abbondano…), piuttosto dei momenti in cui dirsi un pochettino di tutto, consapevoli che l’elemento relazionale ha un peso rilevante nel lavoro di squadra.
Per il capo: vale la stessa indicazione, ma se l’idea parte da voi ricordate di specificare che la partecipazione è facoltativa e non obbligatoria, per non far sembrare che si tratti semplicemente di un ulteriore carico di lavoro.

Cosa ne pensate, di questi suggerimenti? Forse non risolveranno tutti i problemi, ma potrebbero portare a qualche soluzione.

Grazie a:

Dott. Stefano Innocenti – Psicologo del Lavoro, formatore esperienziale, HR Trainer.

Si occupa di sviluppo e potenziamento delle competenze trasversali, con focus in particolare sulle capacità di Comunicazione Efficace, Gestione dei Conflitti, Sviluppo delle capacità di Leadership per varie tipologie di soggetti e potenziamento di skill e strumenti manageriali mirati.

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