Valutazione dei rischi e percezione del rischio

Valutazione dei rischi e percezione del rischio

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Valutare e percepire il rischio: qual è la differenza?

Partiamo dal problema: percepire e valutare il rischio è un dato soggettivo?

Per trovare una risposta, proviamo a rispondere ad una semplice domanda: Oggi è una bella giornata?

Ciascuno di noi risponderà, sicuramente, in modo diverso:

  • Sì, oggi c’è un sole fantastico;
  • Sì, stanotte ho dormito proprio bene;
  • Sì, oggi sono in ferie;
  • No, sta piovendo;
  • No, ieri sera ho litigato con mia moglie;
  • No, la bambina va male a scuola
e ancora e ancora.
Ma cosa significa “bello”? La definizione di “bello” che troviamo sul dizionario Treccani è: “Che desta nell’animo, per lo più attraverso i sensi della vista o dell’udito, un’impressione esteticamente gradevole”.
Però, alla fin fine, il concetto che vale un po’ per tutti è espresso nel proverbio “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”.
 

Dal bello al sicuro

Ora passiamo ad altro livello, cambiamo schema: dal bello al sicuro.
La domanda da porre a questo punto è: l’attività che sta svolgendo il lavoratore Mario Rossi è sicura?

E come per la domanda precedente, le risposte sono le più varie:

  • Sì, sta utilizzando le procedure aziendali corrette;
  • Sì, è un lavoratore molto esperto;
  • Sì, l’attrezzatura è marcata CE;
  • No, non impiega i DPI;
  • No, non segue le indicazioni fornite;
  • No, potrebbe tagliarsi.
Se cerchiamo la definizione di “Sicuro”, in questo caso abbiamo: “che non comporta o non corre pericoli”.
Ed ecco che siamo arrivati al punto centrale… PERICOLO!!
 
Il D.Lgs. 81/08 fa riferimento alla valutazione dei rischi.
Se riprendiamo la definizione di Sicuro, ossia che non comporta o non corre pericoli, in pratica cosa a cosa ci riferiamo?
 
Nel lavoro quotidiano, compiamo azioni che, sia nell’ambito domestico che in quello familiare, riteniamo sicure. Ad esempio:
  • lavorare al PC,
  • guidare un carrello elevatore;
  • salire sul tavolo per sostituire una lampada;
  • utilizzare un prodotto chimico senza guanti e DPI.

Riteniamo di lavorare in modo sicuro, ma perché?

Perché:

  • sottostimiamo il rischio;
  • siamo abituati a lavorare in un certo modo;
  • abbiamo sempre fatto così e non ci è mai accaduto niente.

Chi si occupa di valutazione dei rischi sa che le attività indicate sopra non sono sicure: ognuna di esse comporta almeno una fonte di pericolo e quindi di rischio.

Quindi già tra chi svolge l’attività e chi la esegue, c’è una diversa visione della situazione.

Il rischio è soggettivo, come la bellezza di un oggetto che sta negli occhi di chi guarda.

Dal sicuro al condiviso attraverso la formazione

E’ importante quindi far capire, attraverso la formazione e la sensibilizzazione dei lavoratori che il rischio esiste.

Scomporre la lavorazione, studiarla con i lavoratori e capire insieme dove il pericolo è presente, valutare il rischio che ne deriva e determinare le misure di miglioramento necessarie per ridurre il rischio stesso.

Coinvolgere i lavoratori nella valutazione è fondamentale per una presa di coscienza del problema dal momento che sono i lavoratori che tutti i giorni “rischiano la vita”.

E’ importante costruire con il servizio di prevenzione e i lavoratori una metodologia di indagine, di segnalazione, ad esempio dei mancati infortuni, di macchinari da manutenere, fare incontri. Questa è la chiave per una condivisione del valore univoco di pericolo/rischio affinché tutti possano agire applicando la stessa metodologia di valutazione e per arrivare a soluzioni sostenibili.

Obiettivo è che per i lavoratori sia sempre una bella giornata, perchè possano lavorare sicuri, valutando insieme pericoli e rischi e condividendo le informazioni necessarie per un miglioramento continuo.

Il percorso è:

bello – sicuro – pericolo – rischio – condivisione.